Blue Jasmine di Woody Allen (2013)

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Blue Jasmin di Woody Allen  (2013)

Jasmine, vero nome di Jeanette, è una donna nevrotica e lo capiamo subito dopo due battute, capiamo che è ricca per abbigliamento e atteggiamento, e nell’incipt ci dice subito che lei ha perso tutto marito e soldi e da New Jork sta andando da sua sorella a San Francisco. Jasmine non sta bene, vediamo nel viso sofferente di Cate Blanchett che ha molte difficoltà, parla da sola, ha un serio problema con l’alcool, ammette lei stessa di soffrire di ansia e depressione. Attraverso dei flashback scatenati di volta in volta da una parola o situazione, ripercorriamo alcuni episodi di Jasmine di quando era ricca, felicemente sposata, con una vita sociale brillante. Vediamo caderle il mondo a pezzi, molto piccoli. Sembra difficile provare empatia per Jasmine, una donna ricca e snob che ha perso tutto, sarebbe facile fare paragoni tra chi aveva poco ed ha peso anche quel poco. Allen ha fatto una grande scommessa a puntare su un personaggio così in tempi di crisi. Il cinema d’autore e non coglie la crisi economica che sta attraversando il mondo occidentale e chi più e chi meno ne parla nei suoi film. Allen è andato oltre, ha scelto una donna ricca e attraverso di lei ci racconta la vera crisi occidentale, quella dei valori. La (s)fiducia, la (s)lealtà, l’amore, Allen sembra affidarli al caso come in Match Point. La vita di Jasmine si manteneva su bugie e ambiguità, i soldi e la sua fedeltà del marito, e quando prova a cambiare e tornare a “galla” lo fa ancora circondandosi di bugie, costruendo un mondo di menzogne. Non c’è redenzione per Jasmine, non ancora. C’è tanto Allen, c’è una fotografia meravigliosa, c’è una colonna sonora piena di jazz, ci sono alcuni dialoghi pieni di spirito e umorismo ma c’è molta tristezza.

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M come michelle, M come marketing

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M come michelle, M come marketing

Giorgio Gori, guru della comunicazione di Matteo Renzi (come se ne avesse bisogno) era candidato sindaco a Bergamo con una coalizione targata PD. Ha vinto al ballottaggio domenica e così si è presentato davanti alla stampa insieme alla consorte. Maniche di camicia come Barak, ma quello che balza agli occhi è la Parodi, consorte, con lo stesso identico outfit di Michelle Obama il giorno della rielezione del marito. La stessa tovaglia da pic nic, tagliata a stile impero e fermato da una cinta. Sul web è impazzato subito la notizia del copincolla della Parodi, tutti a chiederle dello scivolone, del perchè e nessuno che si è accorto della furbata della signora Gori. Per tre giorni è stata sullo schermo di tutti quelli che hanno un account ad un social network, rubando la scena al marito e tenendo puntato i riflettori su un’elezione comunale che al di fuori dei confini bergamaschi a pochi importa. “comprato su ebay a 59 euro” ha dichiarato. Si sa che in politica le favole piacciono e tirano voti. Obama docet